Laboratorio e dintorni: smontare il sapere e scoprire

“Alla scuola italiana, di questi tempi di desistenza e sfiducia, oggi forse gioverebbe provare l’esercizio critivo del quotidiano, lo smontaggio di congegni, la domanda come perno dell’istruzione e dell’educazione che passa per l’aula. In fondo non è cosa nuova nemmeno in Italia: basta tornare alle elementari e imparare da quel vecchio espediente del fagiolo dentro un bicchiere con l’ovatta. Darebbe vigore a tutti quanti, come sanno i tanti insegnanti che già provano a farlo tutti i giorni. Servirebbe persino a far saltare i soliti stereotipi sulla scuola su cui persino noi che ci lavoriamo dentro a volte siamo sfiniti, mortificati, delegittimati, ci sediamo per tirare il fiato.

Basterebbe ricordarci perchè in Germania la scuola è così: perchè avevano visto i rischi che si corrono quando c’è uno solo che parla e tutti gli altri che in silenzio- in classe, nel seggio elettorale o con una divisa militare- eseguono gli ordini”.

“La scuola dovrebbe insegnare, prima di tutto, ritornando ad affidare cose ai ragazzi: il piacere di cercare che cosa si nasconde dietro, il dovere di aspettare, coltivarle, snidarle, vederle diventare qualcosa che non c’era.

In Germania -dove vivo al momento- dal secondo dopoguerra si è deciso che ai ragazzi bisognova insegnare a smontare congegni. Così da allora la lezione in classe è diventata dialettica: alzare la mano, ribattere, confrontarsi, proporre, interrogare. C’è questo ponte  di parole che passa, l’insegnante affida parole lanciandole agli altri, e gli studenti che le prendono al volo, le maneggiano piano, le osservano cercando di capire che cosa nascondono”.

(Andrea Bajani “La vita in un fagiolo: la scuola deve stupire” inserto  la Lettura #132 domenica 1 giugno 2014)

Ho letto per caso l’articolo citato e l’ho trovato ricco di tante suggestioni che ho cercato di condensare riportando alcuni passaggi significativi: mi sembrano messaggi importanti e incoraggianti. Meravigliosa è la metafora del ponte: un altro anno scolastico si sta per concludere, spero di essere riuscita a costruire un ponte con i miei alunni, anche uno piccolo, di quelli che devi attraversare quando percorri un sentiero in montagna. Sono ponticelli, a volte instabili, ma essenziali, perchè sotto scorrono con tanta energie enormi quantità di acqua, acqua in perenne movimento, vitale, più forte delle rocce che con tanta forza levigano.

Io in questo anno scolastico/accademico sono stata coinvolta nella costruzione di questi ponti, mi sono state lanciate le prime pietre e mi è stato detto: “Forza, ora pensa, costruisci, elabora, crea” e di questo sono grata a tutti coloro che me ne hanno data la possibilità.

 

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