Primo tentativo con Gimp

wordle_ loptis

Per arrivare a questa immagine ho seguito i seguenti passi:

1. Sito iamarf.org: copia della nuvola dei tag.

2. Sito www.wordle.net: realizzazione di una “word cloud” con i tag “copiati”

3. Screenshot della nuvola realizzata

4. Incollare la nuvola “fotografata” su una slide di power point

5. Salvaggio della slide in formato png

6. Apertura di GIMP: elaborazione dell’immagine (con un po’ di fatica e risultati sufficienti, ma è la prima volta…).

nuvola_loptis

Immagine realizzata con woordle e salvata con PP in formato png

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A proposito di riscrittura

Nel post di ieri il prof afferma che una traduzione non finisce mai, perchè è possibile continuare ad elaborarla, trasformarla, migliorarla.

Questo pensiero mi ha sollecitato e mi ha spinto a ripensare alla riscrittura; avevo già affrontato questo argomento, che per me era nuovo, in un altro insegnamento. Avevo letto: “Il beneficio maggiore del tradurre è che stimola lo sforzo creativo, come Ezra Pound spiegò e illustrò per tutta la vita. Una cultura che sia impegnata a tradurre se stessa da una forma estrema come quella uditiva in un’altra forma estrema come quella visiva, si troverà necessariamente in un periodo di grande creatività”.

Nel Medioevo la lingua era una cosa fluida e che non necessariamente era considerata come contrassegno di una nazione. Prima della stampa la paternità letteraria era in buona misura simile alla composizione di un mosaico: spesso la stesura di un libro avveniva ad opera di diversi amanuensi, ma anche i bibliotecari e i lettori potevano avere gran peso nella composizione dei libri, dal momento che le opere di poche pagine venivano per forza di cose raccolte in volumi di vario contenuto. Con l’avvento delle università maestri e studenti finirono con il produrre loro stessi libri che redigevano durante le lezioni.
Commentavo questo passaggio riconoscendo che poteva essere considerato un esempio di riscrittura che affonda nel passato, molto lontano, ma che contiene comunque un valore ancora spendibile oggi o da rivalutare.

Altro aspetto che avevo ritenuto interessante
Nel testo di Terry Eagleton, Introduzione alla teoria letteraria, Editori Riuniti, 1996 nella traduzione di Francesco Dragosei, si presenta il seguente concetto di riscrittura: “I vari periodi storici si sono riscostruiti Omero o Shakespeare “diversi” a seconda delle proprie esigenze particolari, trovando di volta in volta, nei testi, elementi da valutare o svalutare, non necessariamente coincidenti. Tutte le opere letterarie, in altre parole, vengono “riscritte”, anche se inconsciamente, dalle società che le leggono: addirittura non c’è lettura di un’opera che non sia riscrittura. Nessun libro, e nessun giudizio su di esso, possono essere estesi a nuovi gruppi di persone senza essere trasformati nel processo, forse addirittura al punto di essere irriconoscibili”.

In rete  si elaborano tante e incessanti riscritture, fiumi in piena: ma sono  riscritture o tradimenti?

Questo interrogativo è ancora aperto.

È come un elettrodomestico, prima si leggono le istruzioni

Quello è il titolo di un articolo che ho letto sul quotidiano Avvenire, domenica 2 febbraio 2014, in Agorà.

Questa è la richiesta pressante di un mio alunno, terza elementare:

“Maestra, mi dai il tuo telefono così vado su Facebook?”

Ma che ne sa veramente lui di Facebook? E la sua famiglia? Eppure sono convinta che per lui sia il paese delle meraviglie, un posto magico. Forse qualche tempo fa per bambini della sua età, altri erano gli ambiente dove sognare di trovarsi; ma rimpiangere non serve a nulla, soprattutto per chi come me vive nel modo della scuola e svolge la delicata arte dell’educare, prima, e dell’insegnare.

Io immagino che, benchè il mio alunno sia piuttosto vivace,  non si sognerebbe mai di asciugarsi i capelli, mentre è immerso nella vasca da bagno, perchè  a casa gli hanno insegnato che è molto pericoloso e anche a scuola gli viene ricordato, dato che in questi ultimi anni è tanto il lavoro che proponiuamo per abituare i nostri alunni ad assumere comportamenti adeguati e responsabili in situazioni di pericolo/emergenza (incendi- terremoto ecc..).

Quindi il compito della scuola è di avvicinare i bambini al mondo digitale, dopo aver letto loro e con loro “il libretto delle istruzioni”: internet è uno strumento, un elettrodomestico, usarlo senza istruzioni è pericoloso.

Un esempio: l’altro giorno stavamo andando in biblioteca comunale a piedi, i bambini parlottavano tra loro, ho colto una battuta di un alunno che diceva ad una compagna: “Ma è facile trovare Daisy, basta che vai su Google e scrivi, poi cerchi e ti arrivano tante cose”. Dentro di me ho pensato: “Ecco, è già ben “istruito“!”.

Cosa potrei fare? Forse potrei presentargli una risorsa come duckduckgo

Qualche cosa per questi uomini del futuro mi devo inventare!