Nativi digitali, ne siamo certi?

Rilancio un bellissimo articolo di Paolo Attivissimo che Andreas aveva indicato in un suo post.

Il tempo più lento d’agosto me lo ha fatto gustare alla luce poi di quello che Andreas ha scritto proprio oggi, anzi ha ribadito, sugli hacker, questi magnifici sconosciuti.

I “nativi digitali” stanno crescendo in un mondo nel quale non solo non sanno, ma non possono smontare, smanettare, sperimentare, in parole povere diventare hacker, nell’accezione originale, positiva e sempre più spesso dimenticata, di questo termine” (Paolo Attivissimo)

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Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?

Due colleghe per gestire i conflitti che spesso si sviluppo all’interno del gruppo classe hanno proposto ai loro alunni la riflessione del seguente brano che viene attribuito a Ghandi.

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:”Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?” “Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro. “Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore. “Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.

Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”

Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

Chissà se i ragazzi sono rimasti colpiti da queste parole…

In questi giorni mi è capitato di leggere ( articolo quotidiano) o di sentire (omelia) le solite denunce contro i media, la dipendenza digitale, i “poveri” bambini devastati dalla rete, dai tablet, dagli smartphone…

Vero.

Ma perchè insieme alla denuncia non dicono che  educare è possibile e prioritario? Più efficace sicuramente di demonizzare…

“Il mito dei nativi digitali”

Ho letto sul quotidiano La Stampa, tempo fa, un articolo di cui ho riportato il titolo e che mi ha molto interessato, ho cercato traccia di questo articolo nell’archivio sul sito del giornale, ma invano.

Oggi l’ho fininalmente trovato, ci sono arrivata attraverso il blog dell’autore, Alessandro D’Avenia

Provo a riassumerlo o a riportare quei concetti che mi hanno coinvolto maggiormente.

Perchè mito? Secondo l’autore si tratta di un mito, perchè nell’uso generico di smartphone, social, pc i nativi digitali, i ragazzi,  sono rapidissimi, ma quando si tratta di operazioni più complesse…chiedono aiuto. ( Non è la stessa premessa che ci ha fatto il proofessor Formiconi nel post “Vediamo un po’ di HTLM” E perché no, per pavoneggiarsi con i nativi digitali, in realtà quasi sempre molto incompetenti, meri cliccatori compulsivi”  !?!)

Il mito in fondo altro non è che una narrazione in cui nascondiamo un altro mostro: la paura. La paura della rapidità del progresso di questi anni, dei ritmi di vita a cui siamo sottoposti con la conseguenza che il dialogo tra generazioni, già di per sè arduo, si inceppa ancora di più.

Non è ridurre la Divina Commedia in twett da 140 caratteri inviati da Dante a renderla interessante agli occhi di un sedicenne.

La tecnologia (dalla lavagna al tablet) resta quella di sempre: un alleato per afferrare lo stato di veglia dei ragazzi e incanalarlo verso l’attenzione. Ma l’attenzione resta compito di inseganti ed educatori, dotati della tecnologia eterna della “parola”.

Il mostro è la mancanza di disponibilità all’ascolto, a spendere tempo di qualità per i ragazzi.La motivazione di uno studente è dentro di lui e viene attivata dal docente: non c’è nessun dispositivo che possa far miracoli in tal senso.

Ma noi, pur di non guardare in faccia il mostro, chiediamo miracoli al dio scintillante della tecnologia.