Codice Codifica Complessità

Blog di Andreas Formiconi


Dove approfondiamo, un poco, l’idea di codifica. Dove proviamo a renderci conto di cosa voglia dire quella sigla, UTF-8, che compare qua e là. Dove magari scopriamo che certi caratteri strani che appaiono in talune pagine web, diventano leggibili aggeggiando con il menu del browser. Dove potremmo meravigliarci di come la complessità delle grafie sia riducibile a soli uno e zero. Dove Dante ci aiuta a toccar con mano la potenza esplosiva dell’esponenziale

Le macchine digitali, almeno quelle che siamo in grado di produrre e usare oggi, sono macchine deterministiche. Masticano solo un oggetto che può avere solo due stati, zero ed uno. Eppure le stiamo utilizzando per rappresentare il mondo, che è immensamente complesso e non deterministico. Ne abbiamo costruite una grande quantità in grande varietà, poi le abbiamo collegate con una varietà altrettanto grande di modi. Ora il numero delle macchine è quasi uguale a quello degli uomini…

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Laboratorio e dintorni: smontare il sapere e scoprire

“Alla scuola italiana, di questi tempi di desistenza e sfiducia, oggi forse gioverebbe provare l’esercizio critivo del quotidiano, lo smontaggio di congegni, la domanda come perno dell’istruzione e dell’educazione che passa per l’aula. In fondo non è cosa nuova nemmeno in Italia: basta tornare alle elementari e imparare da quel vecchio espediente del fagiolo dentro un bicchiere con l’ovatta. Darebbe vigore a tutti quanti, come sanno i tanti insegnanti che già provano a farlo tutti i giorni. Servirebbe persino a far saltare i soliti stereotipi sulla scuola su cui persino noi che ci lavoriamo dentro a volte siamo sfiniti, mortificati, delegittimati, ci sediamo per tirare il fiato.

Basterebbe ricordarci perchè in Germania la scuola è così: perchè avevano visto i rischi che si corrono quando c’è uno solo che parla e tutti gli altri che in silenzio- in classe, nel seggio elettorale o con una divisa militare- eseguono gli ordini”.

“La scuola dovrebbe insegnare, prima di tutto, ritornando ad affidare cose ai ragazzi: il piacere di cercare che cosa si nasconde dietro, il dovere di aspettare, coltivarle, snidarle, vederle diventare qualcosa che non c’era.

In Germania -dove vivo al momento- dal secondo dopoguerra si è deciso che ai ragazzi bisognova insegnare a smontare congegni. Così da allora la lezione in classe è diventata dialettica: alzare la mano, ribattere, confrontarsi, proporre, interrogare. C’è questo ponte  di parole che passa, l’insegnante affida parole lanciandole agli altri, e gli studenti che le prendono al volo, le maneggiano piano, le osservano cercando di capire che cosa nascondono”.

(Andrea Bajani “La vita in un fagiolo: la scuola deve stupire” inserto  la Lettura #132 domenica 1 giugno 2014)

Ho letto per caso l’articolo citato e l’ho trovato ricco di tante suggestioni che ho cercato di condensare riportando alcuni passaggi significativi: mi sembrano messaggi importanti e incoraggianti. Meravigliosa è la metafora del ponte: un altro anno scolastico si sta per concludere, spero di essere riuscita a costruire un ponte con i miei alunni, anche uno piccolo, di quelli che devi attraversare quando percorri un sentiero in montagna. Sono ponticelli, a volte instabili, ma essenziali, perchè sotto scorrono con tanta energie enormi quantità di acqua, acqua in perenne movimento, vitale, più forte delle rocce che con tanta forza levigano.

Io in questo anno scolastico/accademico sono stata coinvolta nella costruzione di questi ponti, mi sono state lanciate le prime pietre e mi è stato detto: “Forza, ora pensa, costruisci, elabora, crea” e di questo sono grata a tutti coloro che me ne hanno data la possibilità.

 

Andreas e il suo laboratorio itinerante si spostano in Lombardia

Martedì 10 giugno

Presso la Scuola Primaria “L. Da Vinci” a Paderno d’Adda (ICS Robbiate -Lc-)

alle 0re 15.30

incontro con il prof. Andreas Formiconi

“Dal laboratorio alla classe e dalla classe al laboratorio,

un continuo viaggio di andata e ritorno”

Discussione e confronto sulla tecnologia libera a scuola: consigli e sconsigli

http://iamarf.org/2014/05/09/il-laboratorio-itinerante-loptis/

Domani a Marsciano con l’universo delle cose di bit – #loptis

In attesa di averti qua da noi, in una scuola della provincia di Lecco,.. ti leggiamo e pregustiamo l’incontro

Blog di Andreas Formiconi

Domani il laboratorio itinerante di #loptis andrà al I Circolo di Marsciano.

Laboratorio: non saremo lì a dirci che si potrebbero fare delle cose ma le faremo – il discorso scaturirà dalle azioni – l’immaginazione farà il resto.

Stamperemo qualcosa in 3D. Mostreremo la LIM fatta con il telecomando Wiimote che useremo sia con il sistema operativo WiildOs che con Ubuntu. Useremo accessori stampati con la stampante stessa. Per esempio il sistema di trasporto della stampante:sistema-trasporto-stampante-3dsistema-trasporto-3

Oppure il supporto del Wiimote:

wiimote-support-6

Supporto il cui modello è stato condiviso nell’universo delle cose di bit:

wiimote-support Clicca l’immagine per vederla nell’universo delle cose di bit

Poi, se ci sarà rimasto il tempo, proveremo a dire perché.

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Ellul – Per un’etica della non potenza

Per una riflessione in questi giorni di vacanza…

Uno scritto inedito del pensatore francese Ellul sul limite davanti all’onnipotenza della tecnologia in un articolo del quotidiano Avvenire.

Commentare un articolo così intenso è cosa impegnativa.

Uno dei punti chiave a mio avviso è il concetto di limite: “Fissare limiti è l’atto umano per eccellenza, quello in cui rigorosamente si esprime la libertà. Il consumo senza limiti nega la libertà allo stesso grado che la miseria assoluta”.

Il concetto di limite viaggia con quello dello Spirito di potenza e di non potenza. Lo Spirito di non potenza è manifestazione dello spirito di vita, ma al contempo genera nel corpo sociale tensioni e conflitti inevitabili.

Buona lettura!

 

Ancora sui “nativi digitali”

Lo spunto

Riprendo la citazione iniziale di Antonio Spadaro:

“L’uomo da bussola prima e radar poi si sta trasformando in un decoder…Il problema oggi non è reperire il messagggio, ma decodificarlo, riconoscerlo…”

L’uomo di oggi, è vero, è chiamato a giostrarsi tra l’immensa massa di dati, di segnali, di messaggi, di immagini; da questa condizione non sono esclusi i ragazzi che nel cyberspazio pensano di vivere con sicurezza, in realtà sono spesso privi degli strumenti adeguati per muoversi, e… non solo loro!

Spazio e tempo vengono fusi, questo è grave e da non  sottovalutare: l’uomo deve essere tessitore del tempo, deve avere la memoria del passato, il qui-ora ancorato al passato, ma proiettato verso il futuro, un futuro tratteggiato in un progetto di vita.

Da meditare…

 

E Noè ricostruì l’arcobaleno

Domenica su Avvenire ho letto la versione cartacea dell’articolo  di Luigino Bruni e ho atteso di reperirlo sul sito del quotidiano in modo da condividerlo poi nel blog. Si parte da Noè e dalla sua impresa, l’arca,  e si arriva ai nostri tempi.

Si tratta di una riflessione toccante e traboccante di speranza: “le comunità umane, le imprese, il mondo si salvano ogni giorno da situazioni degradate, guastate, da crisi radicali, perchè ci sono persone che sentono una chiamata di salvezza e rispondono.

Perchè ce ne è almeno una.

Una sola persona può essere sufficiente per una storia di salvezza.

Le salvezze arrivano perchè qualcuno sente una chiamata a salvarsi e a salvare e soprattutto perchè costruisce un’arca.

Crea un’opera d’arte, fa nascere una cooperativa, un’impresa, un sindacato, un’associazione, un movimento politico, un laboratorio.

La terra è piena di gente che costruisce “arche” per salvare la propria generazione. Queste opere, queste arche, si distinguono nettamente dale altre opere, grandi o piccole, che popolano anch’esse la terra e l’economia. Un segnale distintivo delle arche di salvezza ce lo svela la conclusione della narrazione di Noè.

Terminato il suo compito, Noè torna un uomo comune.

Non è eroe, nè semi-dio: è semplicemente un uomo, un uomo comune, ma un uomo giusto”.

 

dedicato agli Uomini Giusti