A proposito di riscrittura

Nel post di ieri il prof afferma che una traduzione non finisce mai, perchè è possibile continuare ad elaborarla, trasformarla, migliorarla.

Questo pensiero mi ha sollecitato e mi ha spinto a ripensare alla riscrittura; avevo già affrontato questo argomento, che per me era nuovo, in un altro insegnamento. Avevo letto: “Il beneficio maggiore del tradurre è che stimola lo sforzo creativo, come Ezra Pound spiegò e illustrò per tutta la vita. Una cultura che sia impegnata a tradurre se stessa da una forma estrema come quella uditiva in un’altra forma estrema come quella visiva, si troverà necessariamente in un periodo di grande creatività”.

Nel Medioevo la lingua era una cosa fluida e che non necessariamente era considerata come contrassegno di una nazione. Prima della stampa la paternità letteraria era in buona misura simile alla composizione di un mosaico: spesso la stesura di un libro avveniva ad opera di diversi amanuensi, ma anche i bibliotecari e i lettori potevano avere gran peso nella composizione dei libri, dal momento che le opere di poche pagine venivano per forza di cose raccolte in volumi di vario contenuto. Con l’avvento delle università maestri e studenti finirono con il produrre loro stessi libri che redigevano durante le lezioni.
Commentavo questo passaggio riconoscendo che poteva essere considerato un esempio di riscrittura che affonda nel passato, molto lontano, ma che contiene comunque un valore ancora spendibile oggi o da rivalutare.

Altro aspetto che avevo ritenuto interessante
Nel testo di Terry Eagleton, Introduzione alla teoria letteraria, Editori Riuniti, 1996 nella traduzione di Francesco Dragosei, si presenta il seguente concetto di riscrittura: “I vari periodi storici si sono riscostruiti Omero o Shakespeare “diversi” a seconda delle proprie esigenze particolari, trovando di volta in volta, nei testi, elementi da valutare o svalutare, non necessariamente coincidenti. Tutte le opere letterarie, in altre parole, vengono “riscritte”, anche se inconsciamente, dalle società che le leggono: addirittura non c’è lettura di un’opera che non sia riscrittura. Nessun libro, e nessun giudizio su di esso, possono essere estesi a nuovi gruppi di persone senza essere trasformati nel processo, forse addirittura al punto di essere irriconoscibili”.

In rete  si elaborano tante e incessanti riscritture, fiumi in piena: ma sono  riscritture o tradimenti?

Questo interrogativo è ancora aperto.

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Un pensiero su “A proposito di riscrittura

  1. io non sono uno studioso, ma mi piace pensare che la riscrittura sia il risultato di creatività diverse: l’incontro fra anime. Personalmente non mi pongo il problema del “tradimento”, in quanto la ri-scrittura è l’espressione della elaborazione personale, che, in base allo stimolo-contaminazione, risponde.

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